Nel segno della continuità

Siamo alla seconda finale nazionale in due anni. Non un risultato da poco soprattutto dopo la grande crisi che portò l’Agropoli alla perdita della Serie D. E proprio gli anni di Serie D sono forse quelli che non vanno assolutamente dimenticati. Cinque anni nei quali i delfini hanno inoltre trovato il miglior risultato della sua storia. Ovvero la finale playoff regionale contro l’Akragas nella quale all’ultimo minuto non venne fischiato un clamoroso rigore sul capitano Michele Tarallo. Erano anni diversi, è vero, con investimenti altrettanto diversi. Ma quanto fatto in questi due anni non va comunque dimenticato. Siamo sempre i primi ad essere critici con la società quando, a nostro avviso (possiamo sempre sbagliare), non si opera nel giusto modo. Ma rimangono sempre dei sacrifici importanti da parte del presidente Cerruti e da Maurizio Puglisi entrato proprio negli anni di Eccellenza. Insomma, si sbaglia e si fa bene ma è giusto ricordare che solo chi si mette in gioco può fallire. Ma fallimenti sportivi a parte questa società, con sempre Cerruti al comando, sono otto anni che fa calcio a livelli importanti. In otto anni c’è chi è fallito, risorto e poi rifallito. La società dell’Agropoli invece c’è sempre a prescindere dai risultati ottenuti sul campo. Come abbiamo detto Cerruti è ed è stato il punto cardine ma intorno a lui si sono avvicendate tante figure. A partire da Francesco Magna fino a Maurizio Puglisi. Senza dimenticare anche il gran lavoro fatto quest’anno dal sindaco Adamo Coppola senza il quale molto probabilmente non avremo avuto una società in grado di portare a termine la stagione. Si può dire tutto in Pratica di questa Agropoli tranne che non si sia dettata una linea di continuità. A prescindere dai risultati sportivi. Dalla Serie D fino alle ultime due stagioni di Eccellenza Agropoli ha dimostrato di poter dire la propria anno dopo anno. E per questo, ma anche per altri motivi, bisogna fare un grande applauso a chi fa si che si metta il pallone a centrocampo ogni anno. Poi, certo, non tutto è rose e fiori. Si fanno errori, taluni di secondo piano altri più importanti. Ma il punto cardine è la continuità citata anche nel titolo. Una continuità che avrebbe ancor più valore nel caso in cui i delfini tornassero in Serie D. Sarebbe un risultato incredibile e paradossalmente in controtendenza con tante altre realtà campane dove fallimento sportivo ma quasi sempre a braccetto con fallimento societario. Ad Agropoli invece c’è una società che è fallita sul campo e ripartita, in sostanza con la stessa ossatura, alla ricerca di quanto perso. E per questo saremo sempre grati a Domenico Cerruti e a chi, anno dopo anno, ha fatto parte della società dell’Us Agropoli.

Enrico Serrapede

Co-ideatore di AgropoliSportMag, redattore presso Ubitennis e Cronache del Salernitano. Agropolese, chiaramente, marito e padre felice. 

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